Rimandare l'appuntamento con se stessi
Rimandiamo l’incontro con noi stessi quando diamo la colpa fuori.
Quando ci accusiamo di essere caduti, di aver sbagliato o di essere sbagliati, di aver mancato delle occasioni o di non essere come sognavamo di essere.
In sintesi rimandiamo l’incontro con noi stessi quando diamo energia vitale alla mente pensante e non abitiamo il corpo.
Ho visto nel mio quotidiano disdire o rinviare incontri con me stesso per settimane o fissare un appuntamento nel futuro per poi disdirlo all’ultimo minuto, dando tempo al tempo e allungando quindi la vita alla sofferenza.
Certe volte si disdice l’appuntamento con se stessi poiché (sembra brutto a dirlo) ma si è dipendenti dal dolore. Ci si affeziona a quella densità che si muove nel corpo rimanendo sedotti dai pensieri e persi in un labirinto mentale che ha un nonsoché di incantesimo.
Vi é anche una certa similitudine con chi si innamora di chi lo fa stare male o di chi gli fa toccare la mancanza.
In un certo senso quel dolore ci è noto e familiare, quindi lasciarlo andare significherebbe perdere il noto per entrare nel non sapere e nel nuovo, significherebbe per l’ego perdere parti importanti di sé, fondamentali per tenere in piedi il castello dell'identità con le sue fondamenta così ben radicate nel mondo delle forme.
Quindi incontrare noi stessi vorrebbe dire lasciare andare la forma per entrare nella non forma, in quel vuoto colmo di vita che spesso spaventa il povero piccolo me trincerato nel suo piccolo e noto orticello.
Vorrebbe dire conoscersi meglio per conoscere meglio l’umanità che ci circonda. Conoscersi e comprendere l’umanità non da un idea (che vorrebbe dire nuovamente separazione), ma dall’esperienza fisica insita nella vita che siamo.
Quindi non più buche agli appuntamenti con noi stessi ma spesso sono le tante buche a spingerci poi a incontraci.
Buona pratica e serena settimana
Ale





È una verità profonda e spietata: finché continuiamo a nutrire la mente pensante con rimpianti, sensi di colpa o proiezioni esterne, non facciamo altro che fuggire dal momento presente e da noi stessi. Abitare il corpo, con tutte le sue sensazioni e senza il filtro del giudizio, è l'unico modo per interrompere questo circolo vizioso e riconciliarsi davvero con la propria essenza.
Se nel frattempo vuoi staccare un attimo la spina e dedicarti un momento di leggerezza, puoi dare un'occhiata a inca spin.
Credi che sia più difficile smettere di dare la colpa agli eventi esterni o fermare quel giudice interiore severo che ci fa sentire perennemente inadeguati?
Persino il confronto interiore con la propria anima viene trasformato in una seduta d'agenda: appuntamenti interiori fissati, disdetti all'ultimo minuto, rimandati come una noiosa pratica d'ufficio e scanditi da un tempo di lettura stimato in due minuti netti. Tra compiacimento del dolore, lezioni di mindfullness a buon mercato sul corpo da «abitare» e protocolli di disinnesco dell'ego, la spiritualità moderna scade in una sterile seduta di auto-amministrazione emotiva. Quando la ricerca di sé diventa l'ennesima to-do list da spuntare e un sermone di buone pratiche per una «serena settimana» ,dragonia offre lo strappo radicale. Il caso cieco, grezzo e anarchico non richiede sedute di meditazione né appuntamenti col proprio riflesso: spazza via ogni labirinto mentale e manda in frantumi il castello…