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IL FUTURO NON FA LA FELICITA’

Suvvia oggi voglio essere felice! Non voglio pensare a questo povero futuro incerto, che cavolo é incerto sin da quando andavo alle elementari imbracciando con spensierata fierezza la stupenda cartella delle tartarughe ninja. Appena entrato nella tristissima e grigia aula della 1°A, sentivo pronunciare dalle bocche pessimistiche delle mie maestre delle elementari, specie quella di italiano che a me incuteva un certo timore ( e credo non solo a me), “l’assoluta incertezza del futuro dei giovani”. Ora, finalmente che sono nel futuro incerto che paventavano le mie “care” maestre, sento dire nei discorsi dei bar intavolati da chi di primavere ne ha passate, che “verrà un monnaccio”, alche volevo chiedergli: “Ma ” il monnaccio” arriverà sempre e solo per i giovani o anche per altre fasce di età?”. Poi mi sono fermato onde evitare eventuali faide paesane.. Dalla mia esperienza trentennale terrestre, ho notato che l’essere umano (quanto meno quello occidentale, incluso me stesso) tende a protrarsi con molta facilità nel futuro. Anche io sin da piccolo ho preso confidenza con questo modus operandi. Già dalle elementari più o meno ho imparato a ipotecare pezzi di futuro. Pian piano poi nel tempo ho visto aumentare questi miei possedimenti, rendendomi conto di essere un latifondista futuristico degno di nota, peccato però poi per scoprire in relativa tarda età che queste proprietà non generavano profitti ma solo ansie e mancanze. IL FUTURO NON FA LA FELICITA’ MA LA FELICITA’ E’ QUI E ORA A PRESCINDERE DA QUELLO CHE C’E’ E CHE NON C’E’ (..e dall’età aggiungo). Tiè che bella frase! Si, un po' scontata e qualcuno mi direbbe. “Ahó, é arrivato il fricchettone felice con la frase scontata”. Se la giuria cortesemente mi permette, posso dire per umile esperienza e grazie al benedetto Insegnamento della mia cara maestra Marina Borruso, che vi è la pratica quotidiana e la pratica quotidiana della felicità richiede disciplina. So che disciplina e felicità sembrano due linee parallele che non si incontrano mai, ma in questo caso la disciplina ha a che vedere con l’intenzione a stare con quello che c’è. E’ l’ascolto di quello che c’è qui e ora nel corpo, piacevole o spiacevole che sia a radicarci nella Presenza. Mi viene da dire che la felicità nasce da questo gentile, umile e delicato ascolto di sé. Ecco perché la felicità è qui e ora ed é insita nel nostro Essere. “Non sogni, ma solide realtà!” citava un noto slogan pubblicitario, e la pratica Presenza è la quintessenza della praticità poiché é è estremamente fisica. Ecco oggi quindi voglio praticare con disciplina la felicità. Care maestre delle elementari e cari incalliti veterani opinionisti del bar in piazza, Alessandro non crederà più alla storia ansiolitica del futuro (ecco fatto che sono rientrato subito in un bel programmino futuristico...vedete che è un attimo?). Buona pratica a me e a chi di voi ne sente la primaria necessità!




oggi parlo della paura che nasce dal futuro e la felicità che attribuiamo ad esso
Alessandro Achilli


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